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Progetti

Progetto FEI 2011

L’inserimento sociale costituisce un fattore cruciale nei progetti educativi promossi dai Servizi del Dipartimento per favorire il cambiamento nei minori sottoposti a misure penali e rappresenta un fattore determinante per il successo dei progetti di reinserimento sociale anche dopo il termine della presa in carico. La biografia dei ragazzi e delle ragazze stranieri in carico ai Servizi del Dipartimento per la Giustizia Minorile (DGM) e degli Enti Locali si presenta segnata da percorsi di deprivazione personale e familiare, di dispersione/abbandono scolastico e formativo, con una assenza, in alcuni casi, di prospettive di inserimento sociale:

  • sono ragazzi/e fuori dal sistema educativo, espulsi/esclusi dai luoghi formali della formazione e che trovano inclusione/accoglienza nei diversi punti di aggancio (IPM, USSM,Comunità) del sistema di Servizi del Dipartimento e degli Enti Locali;
  • sono ragazzi/e rispetto ai quali vi è la necessità di leggere longitudinalmente il processo di presa in carico e di trattamento - dall’evento reato/denuncia all’ uscita dal circuito penale - per evitare di riprodurre frammentazione nella risposta (a fronte di una vita “accidentata”) che richiede di lavorare in una logica di de-frammentazione dei Servizi, con innovazione e “creatività formativa” in considerazione delle singolarità personali: età, storie, culture che stanno dentro i tempi, i diversi contesti e posizioni giuridiche;
  • sono ragazzi/e per i quali è necessario attivare la possibilità/opportunità di rivedere i modelli ed i metodi di intervento che si confrontino attraverso relazioni differenti con il territorio di appartenenza.

In base a questi aspetti, la proposta mira sostanzialmente alla realizzazione di specifiche azioni capaci di affrontare con efficacia ed incisività le criticità e le debolezze ancora presenti nei percorsi di inserimento sociale per i minori/giovani in carico ai Servizi del Dipartimento in una prospettiva di apprendimento e di miglioramento degli interventi in essere.

I Centri Polivalenti sul territorio della Regione Veneto e della Regione Lombardia diventeranno luoghi in cui, mediante il sostegno di operatori qualificati, si lavora mirando all’empowerment delle competenze giovanili utilizzando le metodologie della programmazione dal basso, della progettazione partecipata e dell’educazione tra pari. In breve, i Centri polivalenti saranno spazi in cui si promuoverà l’aggregazione intorno ad attività comuni. Il Centro vuole essere un “luogo” sul territorio, capace di creare occasioni nelle quali i giovani rivestano un ruolo centrale e da protagonisti. Un centro in grado di offrire attività di qualità (studio insieme a coetanei, concerti, mostre, attività sportiva, laboratori) grazie alle quali i giovani possano crescere, maturare, sviluppare una personalità piena e senso sociale. Si tratta di proporre percorsi che mettano i ragazzi in relazione con figure adulte autorevoli, capaci di far sperimentare limiti e regole ma anche esperienze gratificanti di stimolare secondo i tempi e le capacità di ognuno alla conoscenza di sé e delle proprie possibilità, di far intravedere un futuro possibile e positivo che abbia senso, per cui valga la pena impegnarsi. I Centri, già esistenti nei Comuni di Verona, Milano e Mantova, si affiancheranno quindi alle diverse progettualità territoriali previste dalla presente proposta; in questo contesto l’aggregazione giovanile costituisce un significativo livello di protagonismo dei giovani e di prevenzione del disagio.

Tali servizi vogliono collocarsi all’interno di una rete di azioni finalizzate a sostenere le seguenti motivazioni: a) sviluppare condizioni di piena integrazione nel tessuto sociale di appartenenza; b) incidere in senso preventivo sulle condizioni e le dinamiche di crescita singola e familiare per rispondere alle situazioni di disagio e difficoltà dei minori; c) sviluppare percorsi educativi in grado di connettere le problematiche legate al rischio di dispersione scolastica con le complesse situazioni personali, familiari e sociali dei minori/giovani stranieri; d) realizzare interventi ricreativo-educativo per il tempo libero, anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche all’interno dei Centri polivalenti di Verona, Milano e Mantova. La principale finalità è quella di mantenere le intese di collaborazione con le agenzie educative presenti sul territorio, Comuni, Istituti scolastici comprensivi per favorire la crescita globale dell’adolescente attraverso il sostegno ad una maturazione adeguata, ponendo attenzione agli ambiti delle relazioni, dell’apprendimento e dell’integrazione sociale. L’orientamento a questi aspetti della crescita si colloca in un contesto di attività di gruppo, quale elemento di sperimentazione, conoscenza e confronto delle possibilità di ognuno e come luogo di maturazione relazionale e sociale. Con riferimento ai diversi contesti territoriali coinvolti (Verona, Milano, Mantova), dove le reti sono già costituite ed avviate, è necessario rinforzare il sistema di attori (istituzioni, associazioni, organizzazioni) in modo tale da rendere effettiva e concreta la transizione dall’esclusione sociale all’inserimento.

In termini di intervento, i Centri Polivalenti prevedono un sostegno alla costruzione ed al presidio di un’effettiva prossimità fra le caratteristiche della persona (minore/giovane straniero) e quelle del contesto sociale, formativo e lavorativo, attraverso la possibilità di intraprendere percorsi ludico-ricreativi e di orientamento – transizione al lavoro effettivamente correlati allo sviluppo di abilità, come primo step per verificare le motivazioni e stimolare un graduale percorso che sia in grado di cogliere prontamente le difficoltà e i limiti oggettivi dovuti alla situazione esistenziale, ma anche le potenzialità del soggetto altrimenti destinate ad essere perse.

La gradualità del percorso consentirebbe di evitare o di contenere le battute di arresto del processo di inclusione sociale che rischia di rafforzare le esperienze fallimentari. Le tappe dell’esperienza dell’inserimento sociale devono promuovere il recupero di dimensioni relazionali. Obiettivo è quello di progettare e successivamente realizzare esperienze personali e di gruppo, all’interno dei Centri, che possano divenire effettive “palestre” di un apprendimento spendibile all’interno del proprio contesto sociale di appartenenza.

I risultati che si auspica di ottenere non sono concepiti come l’esito del lavoro svolto da singole fasi/azioni/processi, ma quanto il risultato di un progetto complessivo che comprende al proprio interno diverse azioni (accoglienza, orientamento, sostegno scolastico e formativo, transizione al lavoro, attività ludico-ricreative), fortemente integrate tra loro e realizzate in assoluto concerto con le reti territoriali dei servizi (sociali, del lavoro ecc.) delle scuole, delle agenzie formative, delle imprese con cui si interagisce, delle realtà no-profit: